Marino Chemello completa la collezione degli 82 Quattromila delle Alpi

Passione pura: Marino Chemello, agente C.A.M.P., completa la collezione degli 82 Quattromila delle Alpi

Passione pura: Marino Chemello, agente C.A.M.P., completa la collezione degli 82 Quattromila delle Alpi

Tutti i Quattromila delle Alpi, dalla Barre des Écrins al Bernina: l’ultima avventura di Patrick Berhault e l’exploit di Franco Nicolini, che in 60 giorni ha salito tutti gli 82 giganti. Ma anche – e ci leviamo il cappello – il sogno realizzato da Marino Chemello, che ce l’ha fatta senza essere un professionista delle scalate. Perché Marino, che ha 44 anni e vive a Bassano del Grappa, è da lunga data agente C.A.M.P. e in montagna ci va il sabato e la domenica, mettendo alla prova i prodotti che vende. Ma quando la passione è grande, quando si cercano momenti indimenticabili in scenari da favola dove le rocce, la neve e il cielo sembrano toccarsi, non si bada più alle difficoltà e si continua, fino a quel traguardo che all’inizio poteva sembrare irraggiungibile.

Marino l’ha tagliato il 23 agosto 2016 sulla vetta della Jungfrau, nelle Alpi Bernesi, completando un progetto cominciato otto anni prima e che ha visto ben 24 compagni alternarsi al suo fianco. E già che siamo arrivati ai numeri: il nostro collaboratore, per completare la collezione, ha salito alcuni Quattromila più di una volta, arrivando ad un totale di 98 vette per complessivi 126.280 metri di dislivello in salita, superati a piedi o con gli sci.

Ma com’è nata l’idea, passione a parte, di lanciarsi in un’avventura del genere? E adesso, a bacheca piena, cosa farà Marino?
«Tutto è cominciato abbastanza naturalmente, visto che l’alta montagna mi è sempre piaciuta e avevo un paio di amici con all’attivo una sessantina di vette – racconta –. Il primo anno, lanciatissimo, ne ho salite addirittura 21 e negli anni successivi ho cercato di non perdere il ritmo, infilando sempre un paio di cime toste a stagione, per non lasciarle in fondo». Perché se molti Quattromila non presentano particolari problemi tecnici – basti pensare a quelli del gruppo del Monte Rosa –, altri sono piuttosto complicati.

«Diciamo che la faccenda si fa seria dopo i primi 30 – continua Marino – e da 30 a 82 ce n’è di strada da fare! Ma quest’anno, nonostante un fastidioso problema a un ginocchio, ho finalmente potuto chiudere il conto: dopo l’abbuffata del 2015, con 16 vette, me ne mancavano soltanto 6. Alcuni ho voluto salirli con gli sci, sul Gran Paradiso avevo addirittura lo snowboard… insomma: mi sono sempre divertito! Anzi, no: un brutto momento c’è stato: era il giorno dell’Allalinhorn e dell’Alphubel, eravamo in quattro e una valanga ci ha trascinati per una cinquantina di metri… un gran spavento ma fortunatamente nessun’altra conseguenza».

Passando ai ricordi positivi: quali montagne hanno dato più soddisfazione al nostro protagonista?
«Tra quelli saliti con gli sci ricordo in particolare il Dom – spiega – mentre alpinisticamente mi ha entusiasmato la cresta di Peutérey con l’Aiguille Blanche, il Grand Pilier d’Angle, il Monte Bianco di Courmayeur e il Monte Bianco. Quella volta siamo partiti da Bassano alle due del mattino, a mezzogiorno eravamo al rifugio Monzino e alle otto di sera ai bivacchi Eccles. Il giorno dopo siamo saliti al Col Eccles, siamo scesi in doppia nel bacino del Frêney e poi, raggiunto il Col de Peutérey, abbiamo toccato la vetta dell’Aiguille Blanche. Il terzo giorno siamo saliti al Grand Pilier d’Angle, al Monte Bianco di Courmayeur e al Monte Bianco, da cui siamo scesi per il versante francese per rientrare in autostop in Italia».

Da notare che Marino ha quasi sempre fatto centro, limitando al minimo i tentativi senza cima: «Partivo soltanto quando le previsioni davano bel tempo sicuro e non ricordo più di un’uscita a vuoto all’anno. Al contrario, in qualche occasione ho concatenato più cime di quelle che avevo in programma!». Ecco, i programmi: cos’ha intenzione di fare, ora, il nostro agente? Ancora Quattromila o qualcos’altro? «A breve termine, a inizio novembre, vorrei tornare sul Cervino – rivela – e poi dovrò decidermi a sistemare il mio ginocchio malandato, altrimenti i Quattromila li potrò guardare soltanto dal basso!».

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